Cos’è un giradischi a manovella e come funziona?

di | Gennaio 23, 2020

Cenni storici e definizione

Denominato dalla stragrande maggioranza degli appassionati di musica grammofono, il giradischi a manovella rappresenta uno strumento i cui natali sono registrabili decisamente indietro nel tempo. Questo è infatti annoverabile nella schiera dei primi oggetti utilizzati nella riproduzione del suono. L’ideazione è attribuibile a colui la cui mente ha generato anche la nascita della lampadina, l’americano Thomas Edison.

La variante iniziale del giradischi a manovella è temporalmente collocabile nell’anno 1877, con i primi dischi la cui produzione in serie avvenne solamente una decina di anni più tardi. L’intuizione geniale di Edison è nel fatto che egli, nel provocare lo scorrimento della puntina sulla superficie del disco, ne osservava la produzione di un suono il quale, seppur vagamente, riconduceva alla voce di una persona. Se è vero il destino di questa brillante idea sarebbe stato quello di rivoluzionare nel suo piccolo il mondo della musica e non solo, è altrettanto vero che i primi esperimenti a riguardo non ebbero un riscontro pienamente positivo. Edison fu infatti costretto a fronteggiare la perplessità di tutti coloro che lavoravano a suo stretto contatto, visto il suono emesso la cui qualità non era definibile propriamente ottimale.

Il funzionamento

Per emettere musica, il motore di cui il giradischi a manovella si compone dovrà permettere al piatto che si trova nella parte superiore di effettuare un movimento rotatorio la cui velocità sarà direttamente proporzionale a quella con la quale il disco è stato precedentemente registrato.

In un grammofono professionale, il controllo della velocità avviene per mezzo di piccoli segni di colore nero i quali vengono impressi sui piatti che ruotano. Le dimensioni di questi ultimi sono solitamente racchiudibili in un diametro pari a poco più di 13 cm. Il motore consentiva al piatto di girare ad una velocità che, a seconda dei casi, ammontava a 33 o 78 giri ogni minuto. Il suono che il disco era in grado di emettere veniva propagato grazie all’azione di un puntina che scorreva nella parte interna del solco.

Le basse frequenze dei segnali erano soggette a trasmissione nel momento in cui i solchi, con moti rotatori sia da destra verso sinistra che in senso contrario, cambiavano la loro oscillazione. In tutti i dischi mono le puntine leggeranno una variazione soltanto orizzontalmente. Verrà perciò data origine a dei segnali che successivamente verranno dapprima filtrati e poi amplificati.

Per quello che invece concerne un disco stereo, il meccanismo appare certamente più elaborato. La differenza immediatamente riscontrabile risiede nel fatto che la puntina non si muoverò esclusivamente in maniera orizzontale, la lo farà in modo libero in un campo di 90 gradi.

I punti di forza

I dischi dalla conformazione piatta saranno destinati a mutare letteralmente il meccanismo di funzionamento del giradischi a manovella. Questo perché, differentemente dal cilindro ideato da Edison, la puntina andrò ad appoggiarsi su un disco la cui rotazione scorrerà solo orizzontalmente. Se paragonato al fonografo, i punti forti del grammofono risultano essere molteplici ed elencabili nella maniera che segue:

  • un suono emesso qualitativamente migliore;
  • uniformità nel meccanismo di rotazione del disco;
  • uso semplice;
  • costi inferiori legati alla sua produzione;
  • dimensioni se non altro minori.

a cura di giradischivinile.it